Epic fantasy, Fantasy, Low fantasy, Recensione

IL FATO DI LENNAKOS, George C. Davies

Recensione di “Il fato di Lènnakos”

Primo volume di una trilogia

Autore: George C. Davies

Casa editrice: Le Mezzelane

Genere: low fantasy, epic fantsy

Pagine: 239

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: Il fato di Lènnakos

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Loro esistono e basta. Non ci è dato sapere perché, scelgono loro se aiutare o meno. L’uomo è dotato della libertà di scegliere, perché per un dio dovrebbe essere diverso?

Il fato del Lènnakos, pag. 21

Parte senza spoiler

Isabel è una donna forte, indipendente ma molto affezionata alla famiglia, una personalità solida, e con un unico obiettivo: scoprire cosa sia successo alla madre scomparsa anni prima. In seguito a una visione avuta in sogno, decide di chiedere aiuto agli Dei, entità ambigue e misteriose, ma la sua impresa avrà esiti inaspettati.

Non sono una grandissima lettrice di fantasy, ma in questo libro ho potuto ritrovare gli elementi più classici del genere gestiti con abbastanza abilità da non scadere nel clichè. L’autore ha saputo ispirarsi abilmente ai suoi predecessori, ma senza dissolvere la propria identità di scrittore nel tentativo di emulare ciecamente i suoi punti di riferimento.

Più andavo avanti nella lettura, più mi rendevo conto dell’ammirevole lavoro che era stato fatto durante la progettazione del testo. La storia di Isabel si allunga, si annoda e si snoda, si nasconde e si rivela, prendendo spesso strade che mai mi sarei aspettata, eppure senza far perdere l’orientamento al lettore. Dal punto di vista della struttura è stato fatto un lavoro davvero eccellente, non saprei davvero cosa aggiungere e non mi resta che fare i complimenti all’autore.

Guardando la storia da lontano e nella sua completezza, i complimenti si sprecano; tuttavia devo confessare di non aver ritrovato la medesima cura a livello micro-strutturale (ovvero nelle singole scene che compongono il romanzo). Alcuni passaggi e situazioni mi sono sembrati abbastanza trascurati: sono scivolati via veloci quando un po’ di spazio in più avrebbe solo giovato. Ma, a parte i punti dove il testo scricchiola un poco, il libro è di alto livello e la storia narrata mi è piaciuta molto.

Anche lo stile mi è piaciuto e, se devo scegliere un aggettivo per descriverlo, direi che è equilibrato. Azione e descrizione, dinamismo e staticità trovano l’abbinamento perfetto tra queste pagine. La narrazione prosegue tenendo il lettore sull’attenti, ma non disdegnando i momenti di pausa laddove ce n’è bisogno e, soprattutto, evitando come la peste i terribili, noiosi “spiegoni” (spesso e volentieri abusati dagli scrittori alle prime armi). Unico consiglio che vorrei dare allo scrittore è quello di far maggior attenzione alle ripetizioni e di evitarle utilizzando, di tanto in tanto, qualche sinonimo in più.

Concluderei questa prima parte della recensione dicendo che ho trovato ne “Il fato di Lènnakos” davvero un ottimo esordio e un libro che mi sento vivamente di consigliare sia agli appassionati del fantasy sia a quei lettori che vogliono affacciarsi al genere.

Parte con spoiler

Questa è una cosa che non faccio mai, solitamente evito di fare spoiler con tutta me stessa e di non commentare mai i finali dei libri che recensisco, ma questa volta sono costretta a fare l’eccezione perché non posso trattenermi dal commentare.

Davies, il lieto fine, non sa nemmeno dove stia di casa… non fraintendete, non sono una fan dei finali smielosi, ma non sono nemmeno così sadica da augurare a Isabell ciò che le è successo…

Aveva combattuto, pianto, pregato, e aveva perso tutto.

Il fato di Lènnakos, pag. 239

Dopo tanta fatica, dopo tanta sofferenza, dopo tante morti che potevano essere evitate, dopo aver salvato la sua città… cosa ottiene Isabel? Solo un pugno di cenere. Tutto è iniziato col suo pericoloso viaggio per raggiungere la dimora degli Dei alla ricerca di risposte su sua madre, tutto si conclude con morte, sofferenza e ancora più domande rispetto a prima. La salvezza offertale dagli Dei si è rivelata solo un inganno che l’ha trascinata in un baratro di solitudine. Insomma, nulla è servito a niente…

Ho davvero ammirato l’autore per questo, perché penso ci voglia molto coraggio nel far terminare il proprio romanzo di un modo tanto tragico e che vede vanificati quasi completamente gli sforzi compiuti dalla protagonista. Con una conclusione simile, non posso che attendere il secondo volume.

Audiolibro, Classico contemporaneo, Recensione

UOMINI E TOPI, John Steinbeck

Recensione dell’audiolibro “Uomini e topi”

Autore: John Steinbeck

Lettore: Graziano Piazza

Durata: 4 ore e 1 minuto

Piattaforma: Storytel

Genere: classico contemporaneo

Prima pubblicazione: 1937

Titolo originale: Of Mice and Men

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranche, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all’ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra.

Uomini e topi

Inizierei col dire che Graziano Piazza è il miglior lettore che abbia ascoltato fino a oggi. Non ho troppa esperienza in fatto di audiolibri, è vero, ma tra tutti quelli ascoltati da quando uso Storytell, lui è certamente il migliore. La sua voce si è adattata alla perfezione a ogni singolo personaggio e situazione: rallentando o accellerando dove serviva, facendosi più acuta, più grave, più armoniosa o più scontrosa a seconda del personaggio che interpretava.

Parlando del libro in sè, anche qui mi ritrovo a spendere ottime parole. Ho sentito molto parlare di Steinbeck e le alte aspettative che avevo non sono state deluse. Confesso che all’inizio era abbastanza riluttante ad affacciarmi su questo autore visto che i suoi libri sono molto lunghi, ma grazie a “Uomini e topi” (4 ore nella versione audio e circa 140 pagine in cartaceo) sono riuscita a sbloccarmi e a conoscere uno scrittore che adesso voglio assolutamente approfondire. Infatti ho già iniziato l’audiolibro di “Fuorore”, sempre Steinbeck e sempre Graziano Piazza, anche se è lungo ben 22 ore (e 630 pagine, circa, in cartaceo).

Ma per quanto abbia amato “Uomini e topi” devo confessare che alcuni aspetti, seppur secondari, non mi hanno convinta del tutto. Il primo fra tutti è la copertina che ho trovato molto fuoriviante: con quella mucca in fin di vita, l’avvoltoio e il ranche avvolto dalla sabbia del deserto mi sono immaginata una storia di stenti e di uomini che fronteggiano una natura avversa. “Uomini e topi”, in realtà, non può essere nulla di più diverso… è un libro che parla di due uomini, due amici, che si aggrappano l’uno all’altro per sfuggire alla solitudine di una quotidianità estenuante. Due uomini che si aggrappano a un sogno, quello di avere finalmente il loro pezzetto di terra, e con quello si fanno scudo per affrontare un lavoro monotono, faticoso e alienante che non offre alcuno prospettiva di futuro.

Altro elemente che mi ha lasciato un poco delusa sono stati i due amici protagonisti: Lennie (un uomo gigantesco e fortissimo, affetto da un ritardo mentale) e George (il suo opposto, minuto e molto intelligente). Ho amato moltissimo questi personaggi e il rapporto che li lega, e proprio per questo avrei voluto saperne di più, come si sono conosciuti, per fare un esempio tra i tanti. Steinbeck, a riguardo, lascia qualche indizio ma non delinia mai nulla con chiarezza; per questo motivo avrei gradito un maggior approfondimento.

In conclusione, trovo che “Uomini e topi” sia un libro/audiolibro davvero molto bello e ne consiglio moltissimo sia la lettura che l’ascolto.

Wrap up

WRAP UP, aprile 2022

1. La scatola delle ballate morte, miglior libro del mese

Autrice: Ludovica Rovi

Casa editrice: amazon publishing

Genere: romanzo psicologico, narrativa

Pagine: 201

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: La scatola delle ballate morte

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Recensione

Profondi e oscuri quanto fosse oceaniche sono gli abissi della mente. La luce della coscienza non colpisce i loro contenuti ed essi, pur dando forma a un turbine di forze che lottano per venire a galla, rimangono confinati nel fondale più inesplorato di ogni uomo. È lì che regna la notte. L’inconsapevolezza.

La scatola delle ballate morte, pag. 124

2. America oggi

Autore Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti

Pagine: 146

Prima pubblicazione: 1993 (circa)

Titolo originale: Short Cuts

Gradimento personale: 4/5 ⭐️

Recensione

Guardo il torrente. Galleggio verso lo stagno, a faccia in giù, gli occhi spalancati sulle rocce e sul muschio del fondo finché la brezza non mi porta fino al laghetto. Non cambierà niente. Andremo avanti ancora e ancora e ancora. Andremo avanti anche adesso, come se non fosse successo niente. Seduta di fronte a lui, lo guardo con una tale intensità che a un certo punto impallidisce.

Dal racconto “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”, pag. 67

3. Cose spiaegate bene. A proprosito di libri

Autore: autori vari

Illustratore: Giacomo Gambineri

Casa editrice: Iperborea

Genere: saggistica

Pagine: 238

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: Cose spiegate bene. A proposito di libri

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Recensione

Nessuno di noi ha davvero letto il “libro”: il libro è stato stampato, rilegato, trasportato, sfogliato, venduto, appoggiato sul comodino, infilato nella libreria, prestato, perduto, rivenduto, bruciato, persino. A essere letto è stato il testo stampato nel libro, le sue parole. Il contenuto.

Luca Sofri in “Cose spiegate bene. A proposito di libri”, pag. 1

Uomini e topi, audiolibro

Autore: John Steinbeck

Lettore: Graziano Piazza

Durata: 4 ore e 1 minuto

Piattaforma: Storytel

Genere: classico contemporaneo

Prima pubblicazione: 1937

Titolo originale: Of Mice and Men

Gradimento personale: ???

Recensione in arrivo

Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all’ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra.

Uomini e topi
Chiacchiere librose

LA MASCELLA DI CAINO, Torquemada

Parliamo di questo puzzle letterario

Autore: Torquemada (Edward Powys Mathers)

Casa editrice: Mondadori

Genere: libro game/puzzle letterario

Pagine: 100

Prima pubblicazione: 1934

Titolo originale: Cain’s Jawbone

Gradimento personale: sebbene ancora non ci abbia capito nulla, mi è piaciuto molto

Ci sono divertimenti che prendono nome da vicende storiche tragiche e cruente. È assai probabile che il quiz – la gara delle domande a cui è difficile rispondere – debba il nome alla parola “inquisizione”. Invece il tormentone – gag o battuta comica che torna a ripetizione – deriva dal “tormento”, in origine strumento di tortura. Con tutto ciò si ammetterà che occorre un sense of humour particolarissimo per scegliere come pseudonimo il nome del fondatore dell’Inquisizione spagnola (Tomàs de Torquemada, 1420 – 1498).

Dalla prefazione di Stefano Bartezzaghi

Questo articolo non si può propriamente definire una recensione perché, sebbene abbia fisicamente letto tutto il libro, non l’ho assolutamente concluso (non a caso non sarà citato nel wrap up di aprile)… e no, giuro di non essere impazzita. “La mascella di Caino”, infatti, non è un testo di narrativa nel senso classico del termine, ma un puzzle da risolvere.

Il libro racconta di sei omicidi irrisolti e il compito del lettore è, appunto, trovare gli assassini… oltre alle vittime stesse… e oltre all’ordine corretto delle pagine. Sì, avete capito bene: le pagine sono state stampate in ordine casuale e il compito del lettore è tagliarle (come in foto) e ricoporre il testo. Piccolo spoiler: non è assolutamente facile come sembra. I nomi dei personaggi, per fare un esempio, sono citati il meno possibile a favore di un’esplosione di pronomi assolutamente disorientante. Tuttavia, noi italiani possiamo ritenerci “fortunati” (se così si può dire) perché i nostri verbi sono coniugati anche in base al sesso del soggetto che sta agendo e questo ci fornisce un piccolo (microscopico, ma sempre meglio di niene) indizio… il problema resta però tutto ciò che sta attorno a quei verbi.

Inizialmente ero molto sospettosa nei confronti di questo libro, ma poi mi sono lasciata corrompere dall’entusiasmo generale e mi sono buttata pure io in questa piccola avventura. Si tratta certamente di un’esperienza stimolante, ma anche molto impegnativa, per questo motivo ho deciso di lasciare un attimo da parte questo testo e riprenderlo durante l’estate/l’autunno (periodo dell’anno solitamente abbastanza tranquillo per me).

Mi auguro solo che la Mondadori renda pubblico il prima possibile la soluzione del libro perché è abbastanza avvilente lavorare a questo puzzle senza sapere se ciò che si sta facendo sia corretto o meno. Attualmente è in corso una gara a livello nazionale, sempre organizzata da Mondadori, per la risoluzione di questo enigma quindi certamente bisognerà aspettare la sua conclusione per sperare di veder pubblicato il risultato. Tutti i lettore de “La mascella di Caino” possono partecipare e, se volete farlo, vi do un consiglio: non buttate lo scontrino. Io l’ho fatto appena uscita dalla libreria per poi scoprire, leggendo il regolamento a casa, che era essenziale per poter partecipare…

Dietro ai libri: scrittura, editoria e mercato, Recensione

COSE SPIEGATE BENE, a proposito di libri

Recensione di “Cose spiegate bene. A proposito di libri”

Autore: autori vari

Illustratore: Giacomo Gambineri

Casa editrice: Iperborea

Genere: saggistica

Pagine: 238

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: Cose spiegate bene. A proposito di libri

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Nessuno di noi ha davvero letto il “libro”: il libro è stato stampato, rilegato, trasportato, sfogliato, venduto, appoggiato sul comodino, infilato nella libreria, prestato, perduto, rivenduto, bruciato, persino. A essere letto è stato il testo stampato nel libro, le sue parole. Il contenuto.

Luca Sofri in “Cose spiegate bene. A proposito di libri”, pag. 1

“Cose spiegate bene” non tradisce il proprio titolo perché in questo saggio il mondo dell’editoria viene spiegato (anche se in breve) in modo eccellente; un testo incredibilmente utile per farsi un’idea su come funzioni questa realtà.

Con uno stile scorrevole, a tratti anche ironico e intervallato da interviste e testimonianze di chi è del settore, gli autori di “Cose spiegate bene” illustrano ai loro lettori le nozioni più importanti da conoscere. Si passa dal parlare delle caratteristiche di un buon foglio di carta alle figure professionali fondamentali per trasformare quella carta in libro. Si passa dai consigli pratici su come gestire una libreria alle nozioni di storia, toccando molti (moltissimi) altri argomenti interessanti. Si offre una panoramica abbastanza completa del mondo editoriale.

Ovviamente chi è già del mestiere o ha già qualche nozione base, troverà questo stesto abbastanza ripetitivo; personalmente la parte che ho trovato meno utile è stata quella relativa alla storia dell’editoria in Italia. Ma chi è completamente estraneo o novello in questo settore troverà questo saggio illuminante.

“Cose spiegate bene” tenta di offrire un quadro generale di una realtà incredibilmente sfaccettata, ricca di numerose variabili e difficile da delineare con precisione e lo fa offrendo un caleidoscopio di argomenti e una pluralità di voci.

Raccolta di racconti, Recensione

AMERICA OGGI, Raymond Carver

Recensione di “America oggi”

Autore Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti, narrativa

Pagine: 146

Prima pubblicazione: 1993 (circa)

Titolo originale: Short Cuts

Gradimento personale: 4/5 ⭐️

Guardo il torrente. Galleggio verso lo stagno, a faccia in giù, gli occhi spalancati sulle rocce e sul muschio del fondo finché la brezza non mi porta fino al laghetto. Non cambierà niente. Andremo avanti ancora e ancora e ancora. Andremo avanti anche adesso, come se non fosse successo niente. Seduta di fronte a lui, lo guardo con una tale intensità che a un certo punto impallidisce.

Dal racconto “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”, pag. 67

Raymond Carver è un autore che apprezzo moltissimo, mi sono innamorata di lui e del suo stile minimale (che personalmente trovo geniale) quando ho letto la raccolta “Cattedrale”. Tuttavia devo confessare che, sebbene questo nuovo libro mi sia piaciuto, non è stato all’altezza delle mie aspettative, l’ho trovato meno brillante del precedente. Questa mia opinione non è dovuta solo ai racconti in sè, ma anche al modo in cui essi sono stati trattati nell’edizione.

Prima di tutto: i refusi. Non sono una lettrice se si scandalizza per un paio di errori, ma in 150 pagine scarse ne ho trovati molti… e molto gravi. Parole interrotte da trattini a caso (“gri-dò”, “quin-di”), parole che vanno a capo a metà della frase, “sì” senza accento messi nella stessa frase, proprio accanto, a “sì” scritti in modo giusto. Errori stupidi ed evitabili soprattutto perché parliamo della Einaudi, una casa editrice che, se vuole, ha le risorse per un giro di bozze extra.

Altro elemento che mi ha lasciato l’amaro in bocca è stata la prefazione di Chiara Valerio che ho trovato decisamente meno brillante e coinvolgente rispetto a quella che Francesco Piccolo aveva scritto per “Cattedrale” (se ho amato tanto quel libro, è stato anche grazie ai suoi commenti illuminanti). Non mi sono ritrovata con le varie interpretazioni di Valerio, ho trovato che non rendessero giustizia ai racconti.

Ma adesso, finalmente, passiamo ai nove racconti e alla poesia conclusiva. Come succede sempre nelle raccolte, alcuni testi mi sono piaciuti più di altri ma nel complesso ho apprezzato molto il libro. Tra i racconti che ho gradino meno troviamo “Vicini”, “Loro non sono tuo marito”, “Vitamine” (presente anche nella raccolta “Cattedrale”) e “Coleotteri”. Questi, a parte l’ultimo citato, sono le storie di apertura e non vi è un motivo specifico per il quale non li abbia particolarmente apprezzati: semplicemente non li ho trovati particolarmente brillanti.

Tra i racconti che ho preferito, invece, troviamo “Vuoi stare zitta, per favore”, “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”, “Una cosa piccola ma buona” (anche questo già presente in “Cattedrale”), “Jerry, Molly e Sam”, “Di’ alle donne che usciamo” e “Limonata”. In questi testi ho ritrovato il Carver di cui mi ero innamorato, quello capace di scandagliare l’animo umano con una semplicità tanto asciutta da risultare violenta.

Coppie che si sfaldano, donne che si rassegnano al fatto che nulla cambierà, morte, cattiveria, perdita del controllo sulla propria vita… sono queste, in estrema sintesi, le tematiche tratte dai vari racconti. E tutto parte da un dettaglio misero, quotidiano: una frase detta dalla moglie mentre stira, una torta di compleanno, un cane, una gita in macchina con l’amico o a pesca, una limonta…

“America oggi” di Raymond Carver è il manifesto di come il quotidiano singolare possa diventare letteratura, ed esperienza collettiva. Di come, in effetti, la letteratura stessa di Carver sia la rappresentazione in parole di un’esperienza collettiva specifica, l’interruzione.

Chiara Valerio nella prefazione del libro

Fra questi ultimi racconti ce ne sono tre in particolare che mi sono rimasti impressi. “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa” è un racconto che conoscevo già perché citato dalla professoressa durante un laboratorio di scrittura e che non ha assolutamente deluso le mie aspettative. Le angosce della protagonista prendono il sopravvento fin quasi a sovrastare la realtà del suo quotidiano, ma in un modo tanto elegante che bisogna prestare attenzione per capire davvero lo stato d’animo del personaggio.

“Una cosa piccola ma buona”, invece, si è riconfermato il mio testo preferito anche di questa raccolta. Toccante, spietato, il non detto lascia solchi profondi di dolore lungo la pagina fino a ritrovare, nella perdita, una sorta di umanità.

“Limonata” è la poesia che conclude il libro e l’ho trovata semplicemente affascinante: un bambino è morto e il padre si concentra su quella limonata che lo aveva mandato a prendere causando così l’incidente mortale (anche se Carver non lo dice esplicitamente). In questa tragedia l’unica domanda che sorge è “e se i limoni non fossero mai esistiti?”, il dolore si sfoga su un dettaglio così piccolo e irrilevante.


L’immagine di copertina dell’articolo è una delle locandine della trasposizione cinematografica del libro (Robert Altman, 1993).

Narrativa, Recensione

LA SCATOLA DELLE BALLATE MORTE, Ludovica Rovi

Recensione di “La scatola delle ballate morte”

Autrice: Ludovica Rovi

Casa editrice: amazon publishing

Genere: romanzo psicologico, narrativa

Pagine: 201

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: La scatola delle ballate morte

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Profondi e oscuri quanto fosse oceaniche sono gli abissi della mente. La luce della coscienza non colpisce i loro contenuti ed essi, pur dando forma a un turbine di forze che lottano per venire a galla, rimangono confinati nel fondale più inesplorato di ogni uomo. È lì che regna la notte. L’inconsapevolezza.

La scatola delle ballate morte, pag. 124

Sono abbastanza convinta che “La scatola delle ballate morte” sia il miglior libro d’esordio che abbia mai letto e no, non sto nè esagerndo nè regalando complimenti.

Questo romanzo ha una caratteristica rara, spesso e volentieri evitata come la peste da autori ed editori: è ingannevole. Nella prima metà abbiamo un tipo di libro, nella seconda un altro e la stessa quarta di copertina è fuorviante perchè non ci permette di presagire nulla. Ma non credete che questa ambiguità sia frutto di disattenzione da parte dell’autrice, al contrario rivela una cura maniacale per il dettaglio. Dopo un inizio sereno, gli indizi sbocciano ma con abbastanza modestia da non attiare su di loro l’attenzione… almeno fino all’esplosione definitiva.

Tra salti temporali, sfumature di malinconico romanticismo e panorami nordici, assistiamo a vari personaggi, principali e secondari, che non fanno altro che annegare: chi nella malattia, chi nelle proprie angosce, che nell’egoismo e chi, semplicemente, annega in sè stesso. Volti diversi, caratteri diversi, vite diverse ma tutti con un elemento in comune: l’incapacità di fronteggiare la propria mente.

– C’è una penisola, piccola… fatta totalmente di sabbia. Grenen, la chiamano. Non è difficile da raggiungere. Tanti lo fanno per vedere il mar Baltico e il mare del Nord… contemporaneamente. –

Si allungò una pausa.

– Desidera aggiungere altro? –

– Sì – rispose Liva. – Ricordo bene le onde mentre si scontravano tra di loro. I due mari avevano un colore diverso… e cercavano come di… sopraffarsi a vicenda, di mischiarsi. Era solo acqua e sale, ma nessuno dei due cedeva. Si limitavano a rimanere divisi. Ognuno per sè. –

La scatola delle ballate morte, pag. 174-175

Solitamente gli autori indipendenti vengono visti come scarti, come quelli che “non ce l’hanno fatta”… talvolta questi stereotipi sono innegabilmente veri, ma non è questo il caso. “La scatola delle ballate morte” non è una buccia di patata da buttare, ma la portata principale del cenone di Natale.

L’unico appunto che mi sento di fare riguarda un paio di personaggi secondari (ovvero Sara e la madre di Christoffer) che secondo me sono stati abbandonati troppo presto dalla narrazione, avevano ancora molto da dare a mio avviso. Ma a parte questa minuzia, il libro mi è piaciuto davvero, davvero molto e ho in programma di fare una rilettura.

Tantissimi complimenti a Rovi, spero davvero continui a scrivere perchè il talento è un seme raro e quando lo si trova e un autentico spreco non coltivarlo.

Wrap up

WRAP UP, marzo 2022

1. Seta

Prima pubblicazione: 1996

Autore: Alessandro Baricco

Illustrazioni: Rébecca Dautremer

Genere: narrativa contemporanea italiana

Pagine: 202

Casa editrice: Feltrinelli

Gradimento personale: 3,5/5 ⭐️

Recensione

Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla. Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.

Seta, pag. 19

2. La maledizione di Goldwing Abbey

Primo volume di una trilogia, seguito da “Lo scrigno di Goldwing Abbey”

Prima pubblicazione: 2021

Autrice: Maria Novella Giorli

Illustrazioni: Maria Novella Giorli

Genere: urban fantasy, romanzo illustrato

Pagine: 260

Casa editrice: self publishing

Gradimento personale: 4/5 ⭐️

Recensione

Questo luogo è senza tempo, senza confini, senza futuro.

La maledizione di Goldwing Abbey, pag. 208

3. Il grande Gatsby, audiolibro

Prima pubblicazione: 1925

Autore: Francis Scott Fitzgerald

Lettore: Claudio Santamaria

Genere: classico contemporaneo, letteratura americana

Durata: 5 ore e 6 minuti + 25 minuti di intervista al traduttore (Roberto Serrai)

Piattaforma: Storytel

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Recensione

E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato.

Il grande Gatsby

4. Frantumi, sogni e panorami da cornice, miglior libro del mese

Prima pubblicazione: 2021

Autore: Giuseppe Fontana

Genere: narrativa contemporanea italiana

Pagine: 191

Casa editrice: bookabook

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Recensione

Strano come tra un evento eclatante e un altro ci siano tanti momenti lineari fatti di colazioni, pranzi, cene, studio, lavoro o anche noia, tutti talmente tanto uguali da rappresentare quasi uno strato di polvere nella nostra memoria.

Frantumi, sogni e panorami da cornice, pag. 75
Narrativa, Recensione

FRANTUMI, SOGNI E PANORAMI DA CORNICE, Giuseppe Fontana

Recensione di “Frantumi, sogni e panorami da cornice”

Prima pubblicazione: 2021

Autore: Giuseppe Fontana

Genere: narrativa contemporanea italiana

Pagine: 191

Casa editrice: bookabook

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Strano come tra un evento eclatante e un altro ci siano tanti momenti lineari fatti di colazioni, pranzi, cene, studio, lavoro o anche noia, tutti talmente tanto uguali da rappresentare quasi uno strato di polvere nella nostra memoria.

Frantumi, sogni e panorami da cornice, pag. 75

Stefano è un tennista giovane, talentuoso e incredibilmente promettente… o almeno, lo era fino al giorno del infortunio che lo costringerà a rivoluzionare la propria esistenza. L’unica particolarità di questo protagonista è l’incredibile sfortuna che lo colpisce nelle prime pagine del romanzo: in poche settimane perde il lavoro, la fidanzata e la possibilità di diventare un atleta professionista. Per il resto, quella di Stefano è la storia di tutti e di nessuno che si svolge fra gli intermezzi di una vita qualsiasi.

Personalmente adoro quei libri che (detto nel peggior modo possibile) “parlano del nulla”, si concentrano sui dettagli più semplici, più genuini e all’apparenza insignificanti. Secondo me sono questi i libri capaci di rappresentare davvero l’uomo e la sua vita, perché altro non sono che un insieme di piccoli dettagli e consuetudini. “Frantumi, sogni e panorami da cornice”, per questa sua caratteristica, mi ha ricordato colossi come “Gli indifferenti” di Moravia (dove l’intero romanzo si svolge nel giro di qualche giorno all’interno delle mura domestiche) e “La peste” di Camus (dove, a parte inizio e conclusione, regna una costante staticità).

In un panorama letterario assetato di adrenalina, colpi di scena (spesso fatti pure male) ed elementi stravaganti per il semplice gusto di esserlo, è un piacere ritrovare un libro che non abbia paura di fermarsi, rallentare e raccontare l’universo che si sviluppa all’interno di una giornata qualsiasi.

Lo stile del romanzo mi è piaciuto molto, l’ho trovato ironico e spigliato, più che ad un libro, sembra di star di fronte a un amico che ti racconta la storia di Stefano. Lo scritto imita il parlato, con le sue espressioni e i suoi ritmi, e può sembrare una banalità questa ma vi assicuro che emulare la lingua parlata senza scadere nella così detta “lista della spesa” non è affatto una missione semplice.

Altro elemento che spicca per originalità e che ho davvero apprezzato è stato il fatto che il narratore non ha nome. Le varie vicende ci vengono raccontate dal miglior amico di Stefano, col suo tono di voce e dalla sua personalità che traspare in ogni espressione: un velo posto davanti ai nostri occhi, una presenza costante eppure invisibile che scompare dietro le vicende che lui stesso racconta.

“Frantumi, sogni e panorami da cornice” non è il libro perfetto per l’amante dell’adrenalina, dell’avventura o del dramma. Questo è il libro perfetto per gli amanti della narrativa nella sua forma più mimetica e quotidiana.

A chi, negli anni, ha cambiato strada. Perché anche la delusione va sfruttata come occasione per crescere.

Giuseppe Fontana nei ringraziamenti del libro
Audiolibro, Classico contemporaneo, Recensione

IL GRANDE GATSBY, Francis Scott Fitzgerald

Recensione dell’audiolibro “Il grande Gatsby”

Prima pubblicazione: 1925

Autore: Francis Scott Fitzgerald

Lettore: Claudio Santamaria

Genere: classico contemporaneo, letteratura americana

Durata: 5 ore e 6 minuti + 25 minuti di intervista al traduttore (Roberto Serrai)

Piattaforma: Storytel

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato.

Il grande Gatsby

Dopo aver visto e rivisto e rivisto ancora l’omonimo film, non ho potuto fare a meno di gettarmi sull’audiolibro non appena l’ho addocchiato nel catalogo di Storytel. Devo dire che la trasposizione cinematografica è stata davvero di una fedeltà incredibile e questo mi ha veramente aiutata a seguire la lettura con maggior chiarezza e a rivivere, capitolo per capitolo, tutte le bellissime scene del film.

L’impeccabile e sentita lettura di Santamaria ha dato vita a una storia che merita, merita davvero. L’amore si fonde con l’illusione, il dolce passato insegue la speranza di un futuro altrettanto dolce, all’interno di una cornice di decadenza morale dove tutto, lentamente, marcisce.

I complementi su questo capolavoro della letteratura contemporanea si sprecano, potrei andare avanti all’infinito a elogiare il modo magistrale con cui l’autore ha delineato i suoi personaggio e il suo stile, così poetico che è impossibile restare indifferenti davanti alle sue parole… pertanto mi limiterò a spiegare il perchè abbia dato “solo” 4,5 ⭐️ a questo audiolibro.

Il motivo è semplice quanto contradditorio: perché è troppo bello. La voce di Santamaria è ammaliante, ma vola via veloce… penso che questo libro, per goderselo appieno, vada assaporato sulla carta così da poter rileggere e rileggere e rileggere ancora certi passaggi, così belli che una sola lettura non basta. Per come ho vissuto io “Il grande Gatsby”, nei limiti della mia soggettività, questo è un libro che va gustato lentamente con gli occhi, più che mangiato avidamente con le orecchie.

Per un momento una frase cercò di formarsi sulle mie labbra, socchiuse come quelle di un muto, come se stessero lottando con più di un filo d’aria allarmata. Ma non emisero nessun suono, e quello che avevo quasi ricordato diventò inesprimibile per sempre.

Il grande Gatsby