Recensione, Thriller

La casa senza ricordi, Donato Carrisi

Recensione di “La casa senza ricordi”

Autore: Donato Carrisi

Genere: thriller psicologico

Pagine: 397

Casa editrice: Longanesi

Prima pubblicazione: 2021

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️,5/5

Eppure i bambini sono depositari delle verità assolute dell’esistenza. È solo che gli adulti non vogliono sentirsele rivelare. Perché, a differenza dei bambini, gli adulti hanno perso l’innocenza per accettare cose banalissime come la morte, oppure che non sempre è facile distinguere il bene dal male.

La casa senza ricordi, pag. 219

Ho conosciuto questo libro quasi per caso. Erano i primi di dicembre e stavo guardando alcune notizie su Instagram e così mi sono imbattuta in una piacevole sorpresa: a breve Donato Carrisi sarebbe stato nei pressi della mia città per un firma copie. Ovviamente non notevo perdere questa occasione e quel giorno stesso mi sono precipitata in libreria per acquistare la mia copia de “La casa senza ricordi” e ricevere così la mia dedica da parte dell’autore.

Ho sentito molti pareri contrastanti su questo libro, ma tutti concordavano su una cosa: dopo un ottimo inizio il romanzo diventava insulto e paradossale fino a sfociare in un finale aperto che è stato gradito da pochissimi lettori. Personalmente non mi trovo d’accordo con questi pareri. Anzi, devo dire che la mia opinione è letteralmente speculare perché secondo me sono state proprio le ultime 150 pagine a salvare un romanzo che fino a quel momento zoppicava.

Sono rimasta abbastanza delusa da quasi tutto il libro, nulla riusciva a coinvolgermi davvero e la causa principale era l’immensa contradizione su cui si è stata fondata l’intera trama. Ne “La casa delle voci”, il volume precedente, si era ribadito più volte che un paziente poteva essere ipnotizzato solo se consenziente e questo era un punto chiave all’interno dell’intreccio… ecco, ne “La casa senza ricordi” accade l’esatto opposto: praticamente ogni singolo personaggio è stato ipnotizzato e manipolato contro la sua volontà. Lo so che questo può sembrare un dettaglio secondario, ma uno scrittore dopo aver creato le regole del gioco non può poi distorcerle a suo piacimento.

Per quanto riguarda il fantomatico finale aperto che tanto è stato criticato… beh, che dire? A me è piaciuto. Sono una fan dei finali che restano in sospeso, che dicono senza dire, che chiudono ma lasciando uno spiraglio. Ovviamente non posso entrare nei dettagli, quindi mi limito a dire che mi aspetto un seguito de “La casa senza ricordi” e che non vedo l’ora di leggerlo.

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