Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

RELIQUARY, D. Preston e L. Child

Recensione di “Reliquary”


Autori: Douglas Preston, Lincoln Child

Casa editrice: Sonzogno

Genere: thriller

Pagine: 453

Prima pubblicazione: 1997

Titolo originale: Reliquary

Seguito del thriller “Relic”

Gradimento personale: 3/5 ⭐️

C’erano coperte sparpagliate ovunque, intrise di sangue rappreso. Schizzi di sangue anche sui muri, insieme a particelle di qualcosa che il tenente preferì non esaminare. I soliti cartoni da imballaggio, ribaltati e in parte schiacciati. La base della nicchia era ricoperta di vecchi giornali. Il fetore si era fatto indescrivibile.

Reliquary, pag. 82

“Reliquary” è il secondo volume della serie thriller dedicata all’enigmatico agente del FBI Aloysius Xingú Leng Pendergast; il romanzo precedente è “Relic” (letto un paio di anni fa, ma del quale non ho mai scritto una recensione) mentre il successivo è “La stanza degli orrori”.

Questo libro, così come il primo della serie, è certamente piacevole, una lettura gradevole ma non eccezionale. Fino alla metà sono rimansta incollata alle pagine poi, pian piano che la storia si ramificava, ho iniziato a trovare la narrazione sempre più dispersiva e incapace di mantenere acceso l’interesse. Lo stile, in generale, l’ho trovato abbastanza accattivante, ma molti passaggi della trama erano scontati e piuttosto prevedibili.

Mi trovo abbastanza in difficoltà a scrivere questa recensione perché non c’è granché da dire: “Reliquary” è uno di quei romanzi senza particolari pregi o difetti. Una lettura piacevole, ma che non resta impressa nella memoria a lungo.

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Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

INCUBO, Wulf Dorn

Recensione di “Incubo”

Autore: Wulf Dorn

Casa editrice: TEA

Genere: thriller psicologico

Pagine: 354

Prima pubblicazione: 2015

Titolo originale: Die Nacht gehort den Wolfen

Gradimento personale: 2/5 ⭐️

Niente dura per sempre. La sicurezza è un’illusione. Simon Strode fece questa amara esperienza un sabato di marzo. Bastò un secondo e la sua vita non fu più quella di prima. Tutto ciò che gli era caro e prezioso gli fu tolto. Senza preavviso.

Incubo, pag. 13

Mi spiace molto dirlo, ma per me “Incubo” è un grandissimo no. Ho sentito molti pareri contrastanti su Dorn, i lettori si dividono tra chi lo ama e chi non lo può soffrire; questo è il suo primo romanzo che leggo, quindi non posso dare un giudizio assoluto sull’autore, ma per il momento diciamo che non mi ha fatto una grande impressione, ecco… Di suo ho anche “La psichiatra”, che dicono essere uno dei suoi capolavori, e spero possa riuscire a farmi cambiare idea; ma se devo essere sincera, quel libro lo avevo già in casa altrimenti dopo “Incubo” non lo avrei mai comprato.

Tornando a noi, come mai questo libro mi ha così tanto delusa? Prima di tutto perché più che un thriller per adulti mi è parso di leggere un mistery per ragazzi, sia per quanto riguarda lo stile che le tematiche trattate.

Il protagonista è Simone Strode, un ragazzo di 16 anni con tratti autistici (anche se questo dettaglio sembra quasi buttato a caso all’interno del romanzo giusto perché “fa figo”), unico sopravvissuto a un incidente automobilistico nel quale hanno perso la vita i suoi genitori e da quel tragico giorno il ragazzo inizia ad avere delle visioni spaventose. Questi incubi, che dovrebbero essere il centro del romanzo, paiono elementi secondari, decorativi, quasi inutili: non mi hanno messo paura né curiosità. Il vero fulcro di “Incubo” è l’amicizia che nasce tra Simon e la misteriosa Caro trasformando quello che dovrebbe essere un thriller in uno young adult dalle sfumature mistery.

In generale “Incubo” mi ha abbastanza annoiata perché tendenzialmente non accadeva nulla. I momenti di suspence erano estremamente radi e quando finalmente arrivavano duravano per 2 paginette scarse. Alcune svolte erano intuibili a chilometri di distanza, erano talmente tanto palesi che ho ancora il dubbio se questa prevedibilità fosse voluta o meno dall’autore… qualunque sia la risposta, sta di fatto che non c’è stata nè suspence nè curiosità, ma solo un piattissimo “oh, finalmente lo ha capito pure Simon” alla fine del romanzo.

Ho letto questo libro molto velocemente, ma più che la curiosità è stata la speranza a spingermi a proseguire… la speranza che prima o poi accadesse qualcosa di interessante. Purtroppo non si salva nemmeno lo stile che ho trovato piatto e banale, forse è stata una scelta voluta per empatizzare maggiormente con il giovane protagonista, ma purtroppo non l’ho apprezzata.

Avevo moltissime aspettative per questo thriller, ma sono andate tutte in frantumi. “Incubo” è un libro che non mi sento di consigliare a nessuno, nè ai novelli del thriller nè certamente ai lettori più appassionati del genere; può essere però una lettura interessante per un giovane lettore che vuole iniziare ad avvicinarsi al mistery.

Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

I RESTI DI LEI, Neil Cross

Recensione di “I resti di lei”

Autore: Neil Cross

Casa editrice: Rizzoli

Genere: thriller

Pagine: 270

Prima pubblicazione: 2010

Titolo originale: Captured

Gradimento personale: 3,5/5 ⭐️

Si sedette lì, sulla sedia preferita, e rimase a pensare. Poi iniziò a cercare un taccuino e rifletté ancora un po’ masticando il tappo della penna. Infine scrisse: Mary, Sig. Jeganathan, Thomas Kintry, Callie Barton. Era una lista di persone che lui in qualche modo aveva deluso. Decise di usare il tempo che gli restava per rimettere le cose a posto.

I resti di lei, pag. 12-13

“I resti di lei” è il classico thriller un po’ sempliciotto, senza nulla di particolarmente brillante, con qualche buco di trama sparso qua e là, ma ugualmente capace di far bene il proprio lavoro: tenere il lettore attaccato alle pagine. Sono un’appassionata di thriller ed ero pure in astinenza (l’ultimo letto risale a parecchi mesi fa) quindi, sebbene a tratti abbia trovato questo romanzo molto manchevole, l’ho divorato e devo confessare che me lo sono pure gustato.

Il libro racconta di Kenny, un uomo al quale restano poche settimane di vita e che decide di sfruttarle per saldare dei debiti morali che sentiva nei confronti di alcuni individui, tra cui Callie Barton, la sua più cara amica di quando andava alle elementari. E già qui possiamo notare che la trama vacilla un poco…

Dopo decenni di lontananza, durante i quali Kenny si è pure sposato, decide di cercarla nuovamente e quando scopre che è scomparsa ormai da anni (probabilmente uccisa dal marito Jonathan, scagionato per mancanza di prove) la situazione degenera. Dopo aver passato qualche giorno a informarsi su quest’uomo, decide di rapirlo e torturarlo per vendicare l’amica scomparsa… ripeto: rapisce e tortura per giorni e giorni un perfetto sconosciuto per saldare un debito inesistente con una donna morta che non vedeva da quando aveva nove anni. Direi che non fa assolutamente una piega…

Oltre a queste premesse, anche lo svolgimento in sé (a mio modesto avviso) non è dei migliori, per quanto possa essere comunque accattivante. Questo aspetto si nota soprattutto nei personaggi, nel loro modo estremamente macchinoso di muoversi e reagire agli eventi.

A parte queste fondamenta un poco (un poco tanto…) vacillanti, “I resti di lei” è capace di catturare l’attenzione del lettore e di tenerlo prigioniero tra le sue pagine. L’aspetto che mi è colpita maggiormente di questo romanzo sono stati (nonostante tutto) i personaggi, la loro evoluzione e il vedere come si sono sviluppano i rapporti tra loro.

Potrà sembrare strano dirlo, viste tutte le pecche che ho messo in risalto durante la recensione, ma ho davvero apprezzato questo libro. Un thriller semplice ma d’impatto, una lettura leggera per gli appassionati del genere, da gustarsi sotto l’ombrellone.

Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

La casa senza ricordi, Donato Carrisi

Recensione di “La casa senza ricordi”

Autore: Donato Carrisi

Genere: thriller psicologico

Pagine: 397

Casa editrice: Longanesi

Prima pubblicazione: 2021

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️,5/5

Eppure i bambini sono depositari delle verità assolute dell’esistenza. È solo che gli adulti non vogliono sentirsele rivelare. Perché, a differenza dei bambini, gli adulti hanno perso l’innocenza per accettare cose banalissime come la morte, oppure che non sempre è facile distinguere il bene dal male.

La casa senza ricordi, pag. 219

Ho conosciuto questo libro quasi per caso. Erano i primi di dicembre e stavo guardando alcune notizie su Instagram e così mi sono imbattuta in una piacevole sorpresa: a breve Donato Carrisi sarebbe stato nei pressi della mia città per un firma copie. Ovviamente non notevo perdere questa occasione e quel giorno stesso mi sono precipitata in libreria per acquistare la mia copia de “La casa senza ricordi” e ricevere così la mia dedica da parte dell’autore.

Ho sentito molti pareri contrastanti su questo libro, ma tutti concordavano su una cosa: dopo un ottimo inizio il romanzo diventava insulto e paradossale fino a sfociare in un finale aperto che è stato gradito da pochissimi lettori. Personalmente non mi trovo d’accordo con questi pareri. Anzi, devo dire che la mia opinione è letteralmente speculare perché secondo me sono state proprio le ultime 150 pagine a salvare un romanzo che fino a quel momento zoppicava.

Sono rimasta abbastanza delusa da quasi tutto il libro, nulla riusciva a coinvolgermi davvero e la causa principale era l’immensa contradizione su cui si è stata fondata l’intera trama. Ne “La casa delle voci”, il volume precedente, si era ribadito più volte che un paziente poteva essere ipnotizzato solo se consenziente e questo era un punto chiave all’interno dell’intreccio… ecco, ne “La casa senza ricordi” accade l’esatto opposto: praticamente ogni singolo personaggio è stato ipnotizzato e manipolato contro la sua volontà. Lo so che questo può sembrare un dettaglio secondario, ma uno scrittore dopo aver creato le regole del gioco non può poi distorcerle a suo piacimento.

Per quanto riguarda il fantomatico finale aperto che tanto è stato criticato… beh, che dire? A me è piaciuto. Sono una fan dei finali che restano in sospeso, che dicono senza dire, che chiudono ma lasciando uno spiraglio. Ovviamente non posso entrare nei dettagli, quindi mi limito a dire che mi aspetto un seguito de “La casa senza ricordi” e che non vedo l’ora di leggerlo.

Audiolibro, Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

CARA ROSE GOLD, Stephanie Wrobel

Recensione dell’audiolibro “Cara Rose Gold”

Autrice: Stephanie Wrobel

Lettrice: Elena Scalet

Genere: thriller

Durata: 10 ore e 45 minuti

Piattaforma: Storytel

Prima pubblicazione: 2021

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5

I figli non dovrebbero preoccuparsi. Perché è questo che fanno le madri. Proteggono i figli dalle verità più dure per tenerli al sicuro. Prendiamo i colpi perché loro non possano sentire il dolore

Cara Rose Gold

Non sono solita ascoltare audiolibri, ho iniziato da poco e li sento per lo più quando lavoro a maglia (non per vantarmi, ma sono una giovane vecchia). Ho sempre avuto difficoltà a seguirli, non sono mai riuscita a trovare una voce che mi coinvolgesse all’interno della storia, fino a ora.

La voce di Scalet mi ha conquistata subito, una lettura chiara ed espressiva che mi ha conquistata. Solo in pochissimi punti ho sentito la mancanta di un testo al quale appoggiarmi, e solo nei momenti più “confusi” come nei dialoghi rapidi o durante lettura di una serie di SMS. In sintesi, Scalet è sublime.

Ovviamente anche il libro in sè merita: abbastanza lineare da poter essere seguito tranquillamente senza il testo, ma abbastanza contorto da far scoppiare di curiosità il suo ascoltatore.

La storia è cristallina quanto crudele: una madre, Patty Watts, fa credere a tutti che la figlia, Rose Gold Watts, sia ammalata dalla nascita: la affama per renderla debole all’insaputa di tutti, la costringe a trascorrere 18 anni tra cure che non le servono, sedie a rotelle, sondini naso-gastrici e ricoveri in ospedale. Tutto questo per avere il sostegno, l’attenzione e l’ammirazione del vicinato e dei medici.

Il libro si dirama tra passato e presente: il primo offre il ritratto di una Rose Gold finalmente libera dagli abusi subiti dalla madre e alla riscoperta di se stessa, il secondo è ambientato dopo la scarcerazione di Patty e si apre su uno scenario di (apparente) riconciliazione tra mamma e figlia. Di più non mi azzardo a dire perché questa è una storia che si delinea lentamente: una casa di angoscia costruita con calma, mattone dopo mattone.

Mi limito solo a dire che ciò che più mi ha colpita di questo libro è stato il percorso di riscoperta ed evoluzione (o dovrei dire, di degenerazione?) compiuto da Rose Gold. L’ho trovato magistrale, condotto dall’autrice in maniera eccellente e con un’abilità sopraffina.

Ovviamente consiglio questo audiolibro/libro ai lettori, ma soprattutto agli scrittori perché, secondo me, troveranno in Wrobel un modello dal quale imparara per costruire con tanta maestria i loro personaggi più contorti.

Recensioni del Gatto in Libreria, Thriller

LA CASA DELLE VOCI, Donato Carrisi

Recensione di “La casa delle voci”

Autore: Donato Carrisi

Genere: thriller psicologico

Pagine: 397

Casa editrice: TEA

Prima pubblicazione: 2019

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️⭐️,5/5

Dentro quell’adulta c’è una bambina che ha solo voglia di parlare: qualcuno dovrebbe entrare in contatto con lei e ascoltarla.

La casa delle voci, pag. 47

Penso che Donato Carrisi sia uno degli autori più difficili da recensire perché parlare liberamente dei suoi libri è quasi impossibile, il rischio di fare spoiler è troppo alto. Praticamente ogni capitolo custodisce un colpo di scena, il ritmo è incalzante, la lettura scivola via rapida, curiosità e voglia di sapere diventano intollerabili.

Dopo la delusione avuta con “Il gioco del suggeritore” (quarto capitolo del ciclo di Mila Vasquez) sono felice di aver ritrovato Carrisi così come lo ricordavo: inquietante, accattivante, sorprendente… insomma, una droga legalizzata.

Il libro ruota attorno a Pietro Gerber, l’addormentatore di bambini, e ad Hanna Hall, una misteriosa donna con un passato travagliato. Il rapporto tra i due diventerà sempre più ambiguo, sempre più invadente, fino a farci sospettare che sia tutto solo un incubo proiettato nella mente di Pietro. Questo in estrema sintesi, non mi azzardo a dire di più.

Sebbene abbia adorato questo romanzo, devo confessare che la sua conclusione ha lasciato molti elementi (forse volontarimente, forse no) in sospeso: certi interrogativi sono stati lasciati aperti, come fossero stati dimenticati man mano che le vicende proseguivano. Da un lato comprendo questa scelta, ma d’altra tutti questi elementi irrisolti hanno smorzato la potenza del finale, sotto certi aspetti. E anche qui resto molto sul generico per non anticipare nulla.

In conclusione direi che questo romanzo mi è piaciuto davvero moltissimo, nonostante certe scelte non le abbia apprezzate, e lo consiglio assolutamente a tutti i fan del thriller e del thriller psicologico.