Narrativa, Raccolta di racconti, Recensione

UN BUCO IN TESTA, Angelo Mezzettieri

Recensione di “Un buco in testa”

Autore: Angelo Mezzettieri

Genere: narrativa contemporanea italiana, raccolta di racconti/romanzo

Pagine: 175

Casa editrice: bookabook

Prima pubblicazione: 2021

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️/5

La sensibilità, signorina Fabiana, la sensibilità ha fregato tutti. Non abbiamo ascoltato la nostra sensibilità per sembrare forti. E oggi che dovremmo essere forti ci rimane solo la consapevolezza di quanto siamo deboli. Deboli e sensibili.

Dal capitolo/racconto “Dentro l’apocalisse”, pag. 79-80

No, non sono impazzita: questo libro è sia una raccolta di racconti che, contemporaneamente, un romanzo. Una forma narrativa non unica nel suo genere, ma ugualmente originale… una struttura che osa, potremmo dire, perché molti lettori non apprezzano le raccolte di racconti né tanto meno queste forme miste. Personalmente ho apprezzato moltissimo il coraggio dell’autore e la sua capacità di distinguersi dalla massa, sono rimasta compita da questa scelta e ho gradito molto il libro.

Ma di preciso, di cosa parla “Un buco in testa” (romanzo d’esordio dell’autore)? Nella cornice narrativa, la colla che lega assieme tutti i racconti, troviamo il protagonista Zoran, un sicario incaricato di uccidere un editore mentre soggiorna in una lussuosa camera d’albergo. Tuttavia, quando l’assassino irrompe nella stanza per compiere il suo lavoro, al posto della vittima trova un manoscritto abbandonato sul comodino: “Lobotomia, dieci racconti”. Attratto come da una fatale calamita il sicario inizierà a leggere quelle storie, e il lettore con lui.

La narrazione si intervalla tra queste storie sconnesse le une dalle altre e le opinioni di Zoran sul testo… o meglio, ci sarebbe molto (ma davvero molto) altro da dire, ma non lo farò per non rovinarvi il gusto di scoprirlo da soli.

Parlando dei racconti in sè, sono l’aspetto che più mi è piaciuto (oltre al finale) dell’intero libro. Il filo che li collega è così sottile da sembrare quasi trasparente eppure, celato sotto un apparente disordine, c’è: un costante senso di disagio e inquietudine. In alcuni racconti questi sentimenti sembreranno quasi sopiti, in altri vi salteranno direttamente alla gola con spietata vitalità.

Non importa quanto i singoli racconti siano diversi gli uni dagli altri, l’autore sarà sempre in grado di catturare la vostra totale attenzione nel giro di poche righe. Questo aspetto potrà sembrare una banalità, ma vi assicuro che è un risultato difficile da raggiungere, molto più di quanto si pensi.

Altro aspetto che mi ha colpita molto è stato lo stile di Mezzettieri: mai banale e sempre a caccia di quell’aggettivo insolito che dia una sfumatura atipica alla sua narrazione. A tratti l’ho trovato un filo troppo labirintico per i miei gusti (e la fitta impaginazione non mi ha aiutata a orientarmi), ma l’ho ugualmente apprezzato. Stimo molto gli esordienti che riescono a impremere su carta uno stile che sia loro, personale, e non una semplice copia di titoli ben più noti (o, nel peggiore dei casi, una “lista della spesa” come soprannomino quelle narrazioni piatte e prive di emozione). In sintesi, lo stile di Mezzettieri per me è assolutamente promosso.

Non credo che “Un buco in testa”, viste tutte le sue particolarità, sia un libro per tutti ma sono certa che i lettori a caccia dell’insolito e dello sperimentale non ne resteranno delusi.

La vita è troppo breve per odiare l’altro uomo, ammazzarlo è ciò che ci rimane.

Dal capitolo/racconto “Dentro l’apocalisse”, pag. 95

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...