Epic fantasy, Fantasy, Low fantasy, Recensione

IL FATO DI LENNAKOS, George C. Davies

Recensione di “Il fato di Lènnakos”

Primo volume di una trilogia

Autore: George C. Davies

Casa editrice: Le Mezzelane

Genere: low fantasy, epic fantsy

Pagine: 239

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: Il fato di Lènnakos

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Loro esistono e basta. Non ci è dato sapere perché, scelgono loro se aiutare o meno. L’uomo è dotato della libertà di scegliere, perché per un dio dovrebbe essere diverso?

Il fato del Lènnakos, pag. 21

Parte senza spoiler

Isabel è una donna forte, indipendente ma molto affezionata alla famiglia, una personalità solida, e con un unico obiettivo: scoprire cosa sia successo alla madre scomparsa anni prima. In seguito a una visione avuta in sogno, decide di chiedere aiuto agli Dei, entità ambigue e misteriose, ma la sua impresa avrà esiti inaspettati.

Non sono una grandissima lettrice di fantasy, ma in questo libro ho potuto ritrovare gli elementi più classici del genere gestiti con abbastanza abilità da non scadere nel clichè. L’autore ha saputo ispirarsi abilmente ai suoi predecessori, ma senza dissolvere la propria identità di scrittore nel tentativo di emulare ciecamente i suoi punti di riferimento.

Più andavo avanti nella lettura, più mi rendevo conto dell’ammirevole lavoro che era stato fatto durante la progettazione del testo. La storia di Isabel si allunga, si annoda e si snoda, si nasconde e si rivela, prendendo spesso strade che mai mi sarei aspettata, eppure senza far perdere l’orientamento al lettore. Dal punto di vista della struttura è stato fatto un lavoro davvero eccellente, non saprei davvero cosa aggiungere e non mi resta che fare i complimenti all’autore.

Guardando la storia da lontano e nella sua completezza, i complimenti si sprecano; tuttavia devo confessare di non aver ritrovato la medesima cura a livello micro-strutturale (ovvero nelle singole scene che compongono il romanzo). Alcuni passaggi e situazioni mi sono sembrati abbastanza trascurati: sono scivolati via veloci quando un po’ di spazio in più avrebbe solo giovato. Ma, a parte i punti dove il testo scricchiola un poco, il libro è di alto livello e la storia narrata mi è piaciuta molto.

Anche lo stile mi è piaciuto e, se devo scegliere un aggettivo per descriverlo, direi che è equilibrato. Azione e descrizione, dinamismo e staticità trovano l’abbinamento perfetto tra queste pagine. La narrazione prosegue tenendo il lettore sull’attenti, ma non disdegnando i momenti di pausa laddove ce n’è bisogno e, soprattutto, evitando come la peste i terribili, noiosi “spiegoni” (spesso e volentieri abusati dagli scrittori alle prime armi). Unico consiglio che vorrei dare allo scrittore è quello di far maggior attenzione alle ripetizioni e di evitarle utilizzando, di tanto in tanto, qualche sinonimo in più.

Concluderei questa prima parte della recensione dicendo che ho trovato ne “Il fato di Lènnakos” davvero un ottimo esordio e un libro che mi sento vivamente di consigliare sia agli appassionati del fantasy sia a quei lettori che vogliono affacciarsi al genere.

Parte con spoiler

Questa è una cosa che non faccio mai, solitamente evito di fare spoiler con tutta me stessa e di non commentare mai i finali dei libri che recensisco, ma questa volta sono costretta a fare l’eccezione perché non posso trattenermi dal commentare.

Davies, il lieto fine, non sa nemmeno dove stia di casa… non fraintendete, non sono una fan dei finali smielosi, ma non sono nemmeno così sadica da augurare a Isabell ciò che le è successo…

Aveva combattuto, pianto, pregato, e aveva perso tutto.

Il fato di Lènnakos, pag. 239

Dopo tanta fatica, dopo tanta sofferenza, dopo tante morti che potevano essere evitate, dopo aver salvato la sua città… cosa ottiene Isabel? Solo un pugno di cenere. Tutto è iniziato col suo pericoloso viaggio per raggiungere la dimora degli Dei alla ricerca di risposte su sua madre, tutto si conclude con morte, sofferenza e ancora più domande rispetto a prima. La salvezza offertale dagli Dei si è rivelata solo un inganno che l’ha trascinata in un baratro di solitudine. Insomma, nulla è servito a niente…

Ho davvero ammirato l’autore per questo, perché penso ci voglia molto coraggio nel far terminare il proprio romanzo di un modo tanto tragico e che vede vanificati quasi completamente gli sforzi compiuti dalla protagonista. Con una conclusione simile, non posso che attendere il secondo volume.

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