Recensione

CARVER COUNTRY, il mondo di Raymond Carver

Recensione di “Carver Country. Il mondo di Raymond Carver”

Testi di Raymond Carver

Fotografie di Bob Adelman

Postfazione di Tess Gallagher

Casa editrice: Einaudi

Genere: libro fotografico

Pagine: 200

Prima pubblicazione: 1990

Titolo originale: Carver Country. The World of Raymond Carver

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

La narrativa che a me personalmente interessa di più è quella che ha senz’altro punti di riferimento nel mondo reale. Naturalmente nessuna delle storie che racconto io è veramente accaduta. Ma c’è sempre un elemento, qualcosa che mi è stato detto o che ho visto io stesso, che funziona da punto di partenza.

Da un’intervista del 1983 a “The Paris Review”; Carver Country, pag. 33

“Carver Country” è un libro fotografico che mostra, nella loro inedita fisicità, gli oggetti che hanno dato vita ai racconti di Carver, storie da sempre strabordanti di quotidianità. Paesaggi, fiumi, edifici vecchi e nuovi, oggetti insignificanti, persone comuni… tutti elementi all’apparenza anonimi e banali che hanno permeato e arricchito la scrittura di uno dei più grandi autori americani contemporanei.

Per gli appassionati di Carver questo libro è oro, ma può rivelarsi un’inaspettata miniera di diamanti anche per chi non ha mai approfondito questo autore. “Carver Country” è una sorta di degustazione che contiene, oltre alle fotografie stupende e melanconiche, frammenti di racconti, poesie, lettere inedite e interviste che guidano il lettore alla scoperta di un Carver a 360° esplorandone non solo la poetica, ma anche la sua persona e la sua vita.

La parte che più mi ha colpita di questo libro è stata la testimonianza della moglie, Tess Gallagher, racchiusa nella postfazione, che ha saputo aprire un commovente spaccato sulla sua vita col defunto marito, senza mai scadere nel patetico o nell’eccessivo sentimentalismo. Una scrittura decisa e acuta quanto toccante.

Un’altra grande sorpresa regalatami da questa lettura è stato scoprire che Carver era in realtà (e qui perdonatemi il gergo tecnico) una patata pucciosa. Leggendo i suoi racconti ci si immagina un uomo cupo, cinico, solitario… nulla di più lontando dalla verità. Infatti Raymond era un uomo estremamente socievole, ottimista e impaccitato, sempre disposto ad aiutare chi, esattamente come lui anni prima, stava provando a fuggire dalle braccia dell’alcolismo. Senza mai dare importanza a chi avesse davanti, se un amico di vecchia data o un perfetto sconosciuto (come si può vedere dal frammento di lettera che ho riportato qui sotto).

Senta, mi ha fatto molto piacere che lei mi abbia scritto. Mi dispiace se questa lettera le sembrerà affrettata oppure non molto rispettosa e profonda, ma volevo darle una risposta prima che passasse altro tempo. Stia bene. Non beva, come si dice in questi casi. Se mai le venisse voglia di bere, pensi a me. Io so bene che se ci sono riuscito io a smettere, be’, allora c’è speranza praticamente per tutti.

Dalla lettera inedita al signor Hallstrom (17/7/1986); Carver Country, pag. 95

Mentre molti lettori immaginano Carver con addosso una giacca di pelle scura mentre sfreccia sulla sua Harley Davidson fendendo il vento delle grandi praterie americane, Raymond era piuttosto uno di quegli autori che hanno sempre vissuto con modestia e capaci di emozionarsi nel vedere il proprio lavoro offrire successi inattesi. Per fare un esempio, dopo che lui e Gallagher hanno terminato la sceneggiatura del film su Dostoevsky, ricavando un ottimo guadagno, la prima cosa che ha fatto Raymond è stata andare a comprarsi un automobile… fin qui nulla di strano, penserete, ma il dettagli più commovente è il fatto che Carver era così emozionato all’idea di avere finalmente un auto tutta sua che si è recato alla filiare senza accorgersi di essere ancora in ciabatte.

Sono queste le perle racchiuse in “Carver Country”, piccoli e timidi spaccati di umanità e di banale quotidianità che, esattamente come i racconti di questo autore, sono capaci di racchiudere tutto in ciò che in apparenza è nulla e insignificante.

La donna s’accascia nella cabina, singhiozzando al telefono. Chiede un paio di cose e singhiozza ancora più forte. Il suo compagno, un anziano tutto in jeans, sta lì vicino in attesa che tocchi a lui parlare, e a piangere. Lei gli porge la cornetta. Per un attimo restano insieme dentro la minuscola cabina, mescolando le loro lacrime. Poi lei va ad appoggiarsi al parafango della loro berlina. E ascolta mentre lui prende accordi.

Da “La cabina telefonica”; Carve Country, pag. 83

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