Raccolta di racconti, Recensione

AMERICA OGGI, Raymond Carver

Recensione di “America oggi”

Autore Raymond Carver

Casa editrice: Einaudi

Genere: raccolta di racconti, narrativa

Pagine: 146

Prima pubblicazione: 1993 (circa)

Titolo originale: Short Cuts

Gradimento personale: 4/5 ⭐️

Guardo il torrente. Galleggio verso lo stagno, a faccia in giù, gli occhi spalancati sulle rocce e sul muschio del fondo finché la brezza non mi porta fino al laghetto. Non cambierà niente. Andremo avanti ancora e ancora e ancora. Andremo avanti anche adesso, come se non fosse successo niente. Seduta di fronte a lui, lo guardo con una tale intensità che a un certo punto impallidisce.

Dal racconto “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”, pag. 67

Raymond Carver è un autore che apprezzo moltissimo, mi sono innamorata di lui e del suo stile minimale (che personalmente trovo geniale) quando ho letto la raccolta “Cattedrale”. Tuttavia devo confessare che, sebbene questo nuovo libro mi sia piaciuto, non è stato all’altezza delle mie aspettative, l’ho trovato meno brillante del precedente. Questa mia opinione non è dovuta solo ai racconti in sè, ma anche al modo in cui essi sono stati trattati nell’edizione.

Prima di tutto: i refusi. Non sono una lettrice se si scandalizza per un paio di errori, ma in 150 pagine scarse ne ho trovati molti… e molto gravi. Parole interrotte da trattini a caso (“gri-dò”, “quin-di”), parole che vanno a capo a metà della frase, “sì” senza accento messi nella stessa frase, proprio accanto, a “sì” scritti in modo giusto. Errori stupidi ed evitabili soprattutto perché parliamo della Einaudi, una casa editrice che, se vuole, ha le risorse per un giro di bozze extra.

Altro elemento che mi ha lasciato l’amaro in bocca è stata la prefazione di Chiara Valerio che ho trovato decisamente meno brillante e coinvolgente rispetto a quella che Francesco Piccolo aveva scritto per “Cattedrale” (se ho amato tanto quel libro, è stato anche grazie ai suoi commenti illuminanti). Non mi sono ritrovata con le varie interpretazioni di Valerio, ho trovato che non rendessero giustizia ai racconti.

Ma adesso, finalmente, passiamo ai nove racconti e alla poesia conclusiva. Come succede sempre nelle raccolte, alcuni testi mi sono piaciuti più di altri ma nel complesso ho apprezzato molto il libro. Tra i racconti che ho gradino meno troviamo “Vicini”, “Loro non sono tuo marito”, “Vitamine” (presente anche nella raccolta “Cattedrale”) e “Coleotteri”. Questi, a parte l’ultimo citato, sono le storie di apertura e non vi è un motivo specifico per il quale non li abbia particolarmente apprezzati: semplicemente non li ho trovati particolarmente brillanti.

Tra i racconti che ho preferito, invece, troviamo “Vuoi stare zitta, per favore”, “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa”, “Una cosa piccola ma buona” (anche questo già presente in “Cattedrale”), “Jerry, Molly e Sam”, “Di’ alle donne che usciamo” e “Limonata”. In questi testi ho ritrovato il Carver di cui mi ero innamorato, quello capace di scandagliare l’animo umano con una semplicità tanto asciutta da risultare violenta.

Coppie che si sfaldano, donne che si rassegnano al fatto che nulla cambierà, morte, cattiveria, perdita del controllo sulla propria vita… sono queste, in estrema sintesi, le tematiche tratte dai vari racconti. E tutto parte da un dettaglio misero, quotidiano: una frase detta dalla moglie mentre stira, una torta di compleanno, un cane, una gita in macchina con l’amico o a pesca, una limonta…

“America oggi” di Raymond Carver è il manifesto di come il quotidiano singolare possa diventare letteratura, ed esperienza collettiva. Di come, in effetti, la letteratura stessa di Carver sia la rappresentazione in parole di un’esperienza collettiva specifica, l’interruzione.

Chiara Valerio nella prefazione del libro

Fra questi ultimi racconti ce ne sono tre in particolare che mi sono rimasti impressi. “Con tanta di quell’acqua a due passi da casa” è un racconto che conoscevo già perché citato dalla professoressa durante un laboratorio di scrittura e che non ha assolutamente deluso le mie aspettative. Le angosce della protagonista prendono il sopravvento fin quasi a sovrastare la realtà del suo quotidiano, ma in un modo tanto elegante che bisogna prestare attenzione per capire davvero lo stato d’animo del personaggio.

“Una cosa piccola ma buona”, invece, si è riconfermato il mio testo preferito anche di questa raccolta. Toccante, spietato, il non detto lascia solchi profondi di dolore lungo la pagina fino a ritrovare, nella perdita, una sorta di umanità.

“Limonata” è la poesia che conclude il libro e l’ho trovata semplicemente affascinante: un bambino è morto e il padre si concentra su quella limonata che lo aveva mandato a prendere causando così l’incidente mortale (anche se Carver non lo dice esplicitamente). In questa tragedia l’unica domanda che sorge è “e se i limoni non fossero mai esistiti?”, il dolore si sfoga su un dettaglio così piccolo e irrilevante.


L’immagine di copertina dell’articolo è una delle locandine della trasposizione cinematografica del libro (Robert Altman, 1993).

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