Narrativa, Narrativa psicologica, Recensione

LA SCATOLA DELLE BALLATE MORTE, Ludovica Rovi

Recensione di “La scatola delle ballate morte”

Autrice: Ludovica Rovi

Casa editrice: amazon publishing

Genere: romanzo psicologico, narrativa

Pagine: 201

Prima pubblicazione: 2021

Titolo originale: La scatola delle ballate morte

Gradimento personale: 5/5 ⭐️

Profondi e oscuri quanto fosse oceaniche sono gli abissi della mente. La luce della coscienza non colpisce i loro contenuti ed essi, pur dando forma a un turbine di forze che lottano per venire a galla, rimangono confinati nel fondale più inesplorato di ogni uomo. È lì che regna la notte. L’inconsapevolezza.

La scatola delle ballate morte, pag. 124

Sono abbastanza convinta che “La scatola delle ballate morte” sia il miglior libro d’esordio che abbia mai letto e no, non sto nè esagerndo nè regalando complimenti.

Questo romanzo ha una caratteristica rara, spesso e volentieri evitata come la peste da autori ed editori: è ingannevole. Nella prima metà abbiamo un tipo di libro, nella seconda un altro e la stessa quarta di copertina è fuorviante perchè non ci permette di presagire nulla. Ma non credete che questa ambiguità sia frutto di disattenzione da parte dell’autrice, al contrario rivela una cura maniacale per il dettaglio. Dopo un inizio sereno, gli indizi sbocciano ma con abbastanza modestia da non attiare su di loro l’attenzione… almeno fino all’esplosione definitiva.

Tra salti temporali, sfumature di malinconico romanticismo e panorami nordici, assistiamo a vari personaggi, principali e secondari, che non fanno altro che annegare: chi nella malattia, chi nelle proprie angosce, che nell’egoismo e chi, semplicemente, annega in sè stesso. Volti diversi, caratteri diversi, vite diverse ma tutti con un elemento in comune: l’incapacità di fronteggiare la propria mente.

– C’è una penisola, piccola… fatta totalmente di sabbia. Grenen, la chiamano. Non è difficile da raggiungere. Tanti lo fanno per vedere il mar Baltico e il mare del Nord… contemporaneamente. –

Si allungò una pausa.

– Desidera aggiungere altro? –

– Sì – rispose Liva. – Ricordo bene le onde mentre si scontravano tra di loro. I due mari avevano un colore diverso… e cercavano come di… sopraffarsi a vicenda, di mischiarsi. Era solo acqua e sale, ma nessuno dei due cedeva. Si limitavano a rimanere divisi. Ognuno per sè. –

La scatola delle ballate morte, pag. 174-175

Solitamente gli autori indipendenti vengono visti come scarti, come quelli che “non ce l’hanno fatta”… talvolta questi stereotipi sono innegabilmente veri, ma non è questo il caso. “La scatola delle ballate morte” non è una buccia di patata da buttare, ma la portata principale del cenone di Natale.

L’unico appunto che mi sento di fare riguarda un paio di personaggi secondari (ovvero Sara e la madre di Christoffer) che secondo me sono stati abbandonati troppo presto dalla narrazione, avevano ancora molto da dare a mio avviso. Ma a parte questa minuzia, il libro mi è piaciuto davvero, davvero molto e ho in programma di fare una rilettura.

Tantissimi complimenti a Rovi, spero davvero continui a scrivere perchè il talento è un seme raro e quando lo si trova e un autentico spreco non coltivarlo.

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