Narrativa, Recensione

FRANTUMI, SOGNI E PANORAMI DA CORNICE, Giuseppe Fontana

Recensione di “Frantumi, sogni e panorami da cornice”

Prima pubblicazione: 2021

Autore: Giuseppe Fontana

Genere: narrativa contemporanea italiana

Pagine: 191

Casa editrice: bookabook

Gradimento personale: 4,5/5 ⭐️

Strano come tra un evento eclatante e un altro ci siano tanti momenti lineari fatti di colazioni, pranzi, cene, studio, lavoro o anche noia, tutti talmente tanto uguali da rappresentare quasi uno strato di polvere nella nostra memoria.

Frantumi, sogni e panorami da cornice, pag. 75

Stefano è un tennista giovane, talentuoso e incredibilmente promettente… o almeno, lo era fino al giorno del infortunio che lo costringerà a rivoluzionare la propria esistenza. L’unica particolarità di questo protagonista è l’incredibile sfortuna che lo colpisce nelle prime pagine del romanzo: in poche settimane perde il lavoro, la fidanzata e la possibilità di diventare un atleta professionista. Per il resto, quella di Stefano è la storia di tutti e di nessuno che si svolge fra gli intermezzi di una vita qualsiasi.

Personalmente adoro quei libri che (detto nel peggior modo possibile) “parlano del nulla”, si concentrano sui dettagli più semplici, più genuini e all’apparenza insignificanti. Secondo me sono questi i libri capaci di rappresentare davvero l’uomo e la sua vita, perché altro non sono che un insieme di piccoli dettagli e consuetudini. “Frantumi, sogni e panorami da cornice”, per questa sua caratteristica, mi ha ricordato colossi come “Gli indifferenti” di Moravia (dove l’intero romanzo si svolge nel giro di qualche giorno all’interno delle mura domestiche) e “La peste” di Camus (dove, a parte inizio e conclusione, regna una costante staticità).

In un panorama letterario assetato di adrenalina, colpi di scena (spesso fatti pure male) ed elementi stravaganti per il semplice gusto di esserlo, è un piacere ritrovare un libro che non abbia paura di fermarsi, rallentare e raccontare l’universo che si sviluppa all’interno di una giornata qualsiasi.

Lo stile del romanzo mi è piaciuto molto, l’ho trovato ironico e spigliato, più che ad un libro, sembra di star di fronte a un amico che ti racconta la storia di Stefano. Lo scritto imita il parlato, con le sue espressioni e i suoi ritmi, e può sembrare una banalità questa ma vi assicuro che emulare la lingua parlata senza scadere nella così detta “lista della spesa” non è affatto una missione semplice.

Altro elemento che spicca per originalità e che ho davvero apprezzato è stato il fatto che il narratore non ha nome. Le varie vicende ci vengono raccontate dal miglior amico di Stefano, col suo tono di voce e dalla sua personalità che traspare in ogni espressione: un velo posto davanti ai nostri occhi, una presenza costante eppure invisibile che scompare dietro le vicende che lui stesso racconta.

“Frantumi, sogni e panorami da cornice” non è il libro perfetto per l’amante dell’adrenalina, dell’avventura o del dramma. Questo è il libro perfetto per gli amanti della narrativa nella sua forma più mimetica e quotidiana.

A chi, negli anni, ha cambiato strada. Perché anche la delusione va sfruttata come occasione per crescere.

Giuseppe Fontana nei ringraziamenti del libro

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