Fantasy, Recensione, Urban fantasy

LA MALEDIZIONE DI GOLDWING ABBEY, Maria Novella Giorli

Recensione di “La maledizione di Goldwing Abbey”

Primo volume di una trilogia, seguito da “Lo scrigno di Goldwing Abbey”

Prima pubblicazione: 2021

Autrice: Maria Novella Giorli

Illustrazioni: Maria Novella Giorli

Genere: urban fantasy, romanzo illustrato

Pagine: 260

Casa editrice: self publishing

Gradimento personale: 4/5 ⭐️

Il sole filtrava appena dalla finestra. Joy e Becca erano distrutte, avevano dormito pochissimo dopo essere tornate dal monastero e, per di più, erano ancora infreddolite e affamate.

La maledizione di Goldwing Abbey, pag. 50

“La maledizione di Goldwing Abbey” è il romanzo d’esordio di Giorli e si tratta di una pubblicazione completamente indipendente: tutte le fasi di lavorazione del libro (dalla stesura alle grafiche) sono stare fatte dall’autrice.

Di solito non mi soffermo sugli aspetti materiali del libro ma, trattandosi di un lavoro fatto in autonomia, non posso che fare i complimenti alla scrittrice per aver usato un’ottima materia prima: carta, inchiostro e copertina sono di alta qualità (una cosa più unica che rara quando si parla di piccole pubblicazioni). Lo so bene che ciò che conta è il contenuto e non il suo contenitore, ma devo ammettere che non me lo sarei aspettata e che ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

Ma adesso parliamo del libro in sé. Inizio subito col dire che, a tratti, si nota che siamo all’esordio dell’autrice perché certi aspetti del suo romanzo li ho trovati abbastanza acerbi. Badate bene, però… acerbi non significa cattivi: una mela acerba la mangi e la puoi anche gustare, una mela marcia no.

Lo stile di Giorli è molto asciutto, secco, diretto… a volte troppo. Il detto, in questo libro, prende spesso il sopravvento e va a sostituirsi a tutti quegli elementi che, secondo me, dovrebbero essere propri del non detto.

Dato lo stile abbastanza asciutto, non sorprende trovare anche un ritmo rapido e dinamico grazie al quale la vicenda si evolve velocemente pagina dopo pagina. Da un lato ho apprezzato molto questo aspetto che ha incalzato la lettura e tenuto sempre accesa la mia curiosità, ma dall’altro devo confessare che, a tratti, ho trovato la narrazione troppo veloce. Certe svolte e certi sviluppi dei vari personaggi reclamavano più spazio, e ne ho un po’ sofferto durante la lettura.

Questo luogo è senza tempo, senza confini, senza futuro.

La maledizione di Goldwing Abbey, pag. 208

Chiusa questa parentesi un attimo più tecnica, di che parla il romanzo? Le protagoniste sono due sorelle, Joy e Becca, che, come ci suggerisce il titolo, devono liberare da una maledizione l’abazia della loro città, Thunderbay.

Ho apprezzato moltissimo l’originalità della trama, nei libri fantasy emergenti (e lo dico a malincuore) spesso e volentieri ci si impiglia nei soliti luoghi comuni… ecco, dimenticateveli. In quale altro testo si può trovare un gruppo di suore maledette (senza scadere nell’horror) in bilico tra la loro volontà e quella di un’entità oscura e impalpabile?

Nel momento in cui la narrazione rischia di incagliarsi in un cliclhé del genere, ecco che Giorli sterza all’improvviso e prosegue su una linea tutta sua. Una maledizione che obbliga al mutismo, che piega le coscienze, che si intesse nel tessuto della realtà fino a plagiarla e sottometterla al suo volere… ho semplicemente amato tutta questo.

Altro elemento a favore del libro sono i numerosi personaggi che si districano tra tutti questi misteri. In particolar modo ho apprezzato molto quelli di Becca, David, nonna Milly, suor Isabel e l’immancabile gatto Cliff.

In conclusione, la lettura mi è piaciuta e appena mi sarà possibile vorrei recuperare il secondo volume (“Lo scrigno di Goldwing Abbey”, pubblicato giusto in queste settimane) e proseguire con la trilogia. Penso che questo libro sia perfetto per tutti quei lettori di fantasy che amano viverlo nelle sue forme più fiabesce e delicate.

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