Classico contemporaneo, Recensione

GLI INDIFFERENTI, Alberto Moravia

Recensione de “Gli indifferenti”

Autore: Alberto Moravia

Genere: classico contemporaneo

Pagine: 322

Casa editrice: Bompiani

Prima pubblicazione: 1929

Gradimento personale: ⭐️⭐️⭐️⭐️,5/5

Non esistevano per lui più fede, sincerità, tragicità; tutto gli appariva pietoso, ridicolo, falso, dalla sua noia; ma capiva la difficoltà e i pericoli della situazione: bisognava appassionarsi, agire, soffrire, vincere quella debolezza, quella pietà, quella falsità, quel senso del ridicolo; bisognava essere tragici e sinceri.

Gli indifferenti, pag. 196

Noia, disimpegno, staticità, asfissia… sono questi i quattro pilastri su cui viene costruto tutto il romanzo che fa dell’indifferenza sia il suo nome che la sua forma.

I personaggi sono congelati nella loro quotidianità, nelle loro superficiali convenzioni borghesi, nella loro incapacità di cambiare e di agire, e completamente inconsapevoli di ciò. Solo Michele e sua sorella Carla, i giovani protagonisti, si rendono conto di questa loro condizione e si consumano (o provano a consumarsi) nella disperata ricerca di qualcosa che li salivi dalla noia e dall’indifferenza che, lentamente, giorno dopo giorno, li avvolge e li annega.

Ho trovato questo romanzo geniale e Moravia (che lo ha scritto tra i 16 e i 20 anni) un autentico genio, uno scrittore di un talento raro… paradossalmente, è proprio a causa di questa bravura che non sono riuscita a dare 5 stelle al romanzo. Il potere di questo libro è tale da assorbire il lettore, incatenarlo al suo inesorabile grigiore, impedirgli ogni possibilità di fuga e obbligarlo a vivere appieno le vicende di Carla e Michele. Ed è qui il punto: per me certe vicende erano talmente vive, talmente strazianti, che il desiderio di abbandonare il libro si è fatto sentire con forza preponderante. Ogni riga de “Gli indifferenti” era una secchiata d’acqua gelida.

Si tratta di una lettura davvero affascinante, ma anche istruttiva: una lezione di stile e di forma per gli scrittori, oltre che una testimonianza storica degli anni ’20/30. A tratti mi ha fortemente ricordato “La peste” di Camus, quindi non credo sia una lettura adatta a tutti e certamente non è una lettura adatta a ogni periodo, ma credetemi se vi dico che dargli almento una possibilità è d’obbligo.

Le case erano morte, muti i platani, immobile il giorno; un cielo di pietra pesava sui tetti curvi; nè ombra nè luce per quanto lunga era la strada, ma soltanto una fame arida di tempesta.

Gli indifferenti, pag. 251

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